Che senso ha parlare di smart city?

Smart City e Città Ideali

C’è un gran dibattere e discutere sul concetto di smart city ma una sua definitiva connotazione non sembra a tutt’oggi possibile. L’accezione del termine si sposta nel senso che di volta in volta le si attribuisce anche a seconda delle intenzioni di chi sulle città vuole operare: architettonico, urbanistico, sociologico, culturale, etico persino. Possiamo notare comunque che le riflessioni si orientano in genere su aspetti che riguardano questioni tecnologiche e comunicative.

Molte di queste considerazioni fatte da studiosi ed esperti si orientano verso una concezione di città intelligente che si avvicina, nel senso, nei modi, nelle finalità, alla città ideale che intellettuali e architetti (e all’epoca i termini spesso coincidevano) del Rinascimento pensavano e a volte realizzavano quantunque per periodi definiti di tempo.

Ci permettiamo allora di proporre alcune considerazioni che, lontano dall’esaurire l’argomento, funzionino da stimolo per ulteriori sviluppi.

Possiamo dire, molto sinteticamente, che il modello della città ideale cui si fa riferimento opera sostanzialmente su tre direttive:

  1. Estetica
  2. Funzionale
  3. Ideale

Spesso i tre livelli si sovrappongono, ma non sempre. In sintesi : a) e b) entrano in gioco nella programmazione urbanistica e architetturale e tendono asintoticamente a c) nella città progettata ex novo per aderire ad un modello intellettuale e filosofico e comunque celebrativo: Pienza; Cividale; Urbino. Un potere, laico o religioso, ma comunque politico, commissiona una città perfetta perchè celebri le sue glorie e ne tramandi la memoria. È interessante notare che città come Pomezia, Latina, Sabaudia, in Italia hanno risposto a criteri in parte coincidenti con quelli esposti

La c) è caso a sè. Fa da utopia trainante per a) e b) ma nella sua vera essenza si sostanzia, si fa per dire, nel tempo sacro della festa. Apparati effimeri, scenografie, addobbi, modificano il volto della città in senso encomiastico, secondo un progetto narrativo (story-telling?) ideato dal poeta umanista che sovrappone il mito (Mytos = racconto) alla realtà, spesso politica, da elogiare in una adesione analogica.

Molte domande si pongono allora: che senso ha parlare oggi di smart city? Rifondare daccapo le città? Modificarle? Estetica e funzionalità? Significanza? Simbolo?

È evidente che tutto rimanda ad un portato progettuale con echi rinascimentali.

Non c’è però oggi il substrato comune del neoplatonismo. La tecnologia guida la riflessione teorica, all’epoca viaggiavano di pari passo. È fondamentale quindi nella progettazione di un evento culturale, specie se dilatato nel tempo, individuare luoghi, strutturare una drammaturgia itinerante con qualcosa che somigli a “stazioni” dove forma e contenuto concorrano a creare un senso, un significato che si collochi in un ordito complessivo rintracciabile, leggibile, seppure in filigrana, nel progetto del festival.

Leave a Reply

Your email address will not be published.Email address is required.