Pomezia Light Festival 2017

È stata una festa, una bella festa: stelle cadenti; fontane animate; immagini che emergono dall’acqua; boschi incantati; funghi luminosi; buchi nel cielo; pezzi di cielo fra gli archi; muri e scheletri di cemento resi vivi dalla luce. Una meraviglia durata tre giorni. Arte che genera stupore, come nei bambini, che dicono “facciamo che io ero…”, sospendono il giudizio e si stupiscono. Questo era il progetto. Progetto e memoria sono tracce di quello che non può che essere effimero, destinato ad esistere per poco, pochissimo tempo. Tre giorni.

“Arte fuori di sé” che scorre via, emoziona, insegna, scopre, cela, coinvolge, trucca, smaschera, mente e rivela. E se ne va. Dura tre giorni. Ma resta nella memoria di chi l’ha vissuta e di chi l’ha preparata.

Questo quindi non è, e non vuole essere, un catalogo, ma il tentativo di catturare pensieri, emozioni e paure di chi il festival l’ha fatto e di alcuni momenti conserva un ricordo forte, che abita nella sua coscienza quando essa fluisce. Restituire questi momenti a chi li vorrà condividere. Dare forma alla memoria e al suo scorrere inesorabile.

Siamo piccoli piccoli, coraggiosi e incoscienti, determinati e generosi. Generosi di noi stessi, ecco perchè questa cosa è diversa: perchè è diverso Opificio. Non migliore o peggiore, diverso.

Nasce a scuola, non in una qualsiasi, al Cine-tv Roberto Rossellini.

Inizia a sperimentare tecniche, esplorare nuovi linguaggi, formulare ipotesi diverse sul mondo della comunicazione, quello che mancava alla scuola italiana. Ma nasce su basi etiche. Accogliere, ospitare, scambiare. Un collettivo dove ognuno mette quello che ha e lo condivide con gli altri. Un progetto etico dunque, che poi però diventa culturale, e molto ambizioso.

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